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Il furto del trittico
Una nota negativa segna la vita del monastero: il furto, perpetrato nella
notte tra il 21 e il 22 agosto del 1984, di parte del famoso dossale in
forma di trittico; prima del sacrilegio era l'unica testimonianza scultorea
rimasta alla Certosa, che risalisse all'epoca del suo fondatore. L'autore
dell'opera d'arte, il fiorentino Baldassarre di Simone di Aliotto, appartenente alla famiglia degli Em-
briachi, aveva in Venezia una prospera
attività specia- lizzata in intagli di osso e di avorio. Da questa bottega
uscì il capolavoro, spettacolare per la grandezza e il pre- gio
dell'intarsio, che misura alla base 2,45 metri per una altezza massima,
riferita ai pinnacoli laterali, di 2,54 mt.
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Frazionato in minute
composizioni e adorno di piccoli tabernacoli con dentro statuine di
santi, nello scomparto centrale accoglie 26 formelle illustranti la
leggenda dei Re Magi secondo i vangeli apocrifi; nello scomparto di
destra e in quello di sinistra 36 bassorilievi (18 per parte) raccontano
episodi della vita di Cristo e della Vergine. Nella cuspide mediana,
entro un tondo sostenuto da angeli, domina il Padre eterno in una gloria
angelica, mentre la base del capolavoro presenta una pietà, fiancheggiata
da 14 edicole con altrettante statuine di Santi sobriamente decorate.
Vi sono anche due pilastrini esterni poligonali composti da 40 piccoli
tabernacoli adorni di statuette; all'opera dello scultore si aggiunge
quella dell'intarsiatore preciso e paziente: un capolavoro di valore
inestimabile! Al suo arrivo al monastero il trittico viene collocato
sull'altare dell'edificio utilizzato come refettorio e chiesa, in attesa
che termini la costruzione della maestosa basilica. In essa il
capolavoro viene trasportato presumibilmente agli albori del XVI secolo
e posto sull'altare maggiore; attorno alla metà del 1500 l'altare viene
ristrutturato e il trittico rimosso, perché non più in sintonia con il
gusto stilistico di quel momento storico. Ma l'eccezionalità dell'opera
rimane intatta, tanto da giustificare la massima cura nella conservazione:
esso trova ospitalità nella sacrestia vecchia e lì rimane sino al furto.
Monsignor Angioni, non appena gli viene comunicata l'impressionante
notizia, è tra i primi a raggiungere la Certosa. Il suo pensiero si
porta subito alla piccola comunità di monaci, ne misura lo sgomento e
il dolore e vuole portare la sua parola di conforto ai padri, in
particolare al priore, don Edoardo Liconti, che nella sua lunga
permanenza alla Certosa ha già affrontato non poche e non leggere prove.
Ecco come si sono svolti i fatti: "martedì 21 agosto alle 21.00,
completato il giro di controllo, tutto era risultato in ordine, ma
mercoledì 22 alle 5.45 il dossale a forma di trittico era rimasto vuoto
e depauperato dei suoi oggetti più preziosi: le formelle e le statuette".
Tutto questo si è verificato anche per la mancanza di un sistema di
allarme e per questo viene sollevato, ancora una volta, il problema del
patrimonio artistico italiano. La Certosa, fino alla metà degli anni
'80, era sorvegliata dai carabinieri che, in un locale attiguo al
monumento, mantenevano una stazione, purtroppo in seguito soppressa.
La Lombardia, e con essa l'intera cultura italiana, perde uno dei
suoi capolavori più insigni e singolari; l'opera è una testimonianza
unica, non solo d'arte ma anche di storia, legata com'è alla politica
e all'ideologia di grandezza monarchica del Visconti. Questo furto non
è avvenuto in una chiesetta o in un monastero sperduto, bensì in uno
dei santuari monumentali più celebri e frequentati d'Italia, a pochi
chilometri da Pavia, in una zona dove non risulta sia difficile
garantire un'adeguata sorveglianza. Il giorno 1º settembre 1984 si
costituisce, con atto notarile, l'associazione per il recupero del
trittico della Certosa, priva di fini di lucro, che si propone di
raccogliere fondi da destinare al ritrovamento e al recupero del
trittico, nonché alla promozione di interventi diretti alla
conservazione di opere di particolare valore artistico, storico e
archeologico. Da Napoli, verso la fine di maggio del 1985, arriva
una notizia che riempie di speranza tutti i cuori: in una piazzuola
fra i caselli di Portici ed Ercolano, sull'autostrada Napoli-Salerno,
gli agenti della squadra mobile partenopea recuperano, abbandonate in
un contenitore, nove statuette e una formella appartenenti alla preziosa
opera d'arte. Nell'ottobre 1985 il trittico viene interamente recuperato
dai carabinieri dello speciale nucleo tutela del patrimonio artistico
di Roma. Le forze dell'ordine arrestano i quadri portanti di
un'organizzazione specializzata e attiva su tutto il territorio
nazionale, con ramificazioni anche all'estero: una gang esperta nel
furto, nello smistamento e nella vendita di opere d'arte attraverso i
canali del mercato sotterraneo. Finiscono in carcere venti persone:
di queste, sette sonoritenute direttamente coinvolte nel colpo che ha
ben pochi precedenti in Italia. Ricostruiscono la dinamica del furto:
"la notte tra il 21 e il 22 agosto '84 un ladro scavalca le mura di
cinta e, scassinando dall'interno la serratura del portone che delimita
l'accesso all'azienda agricola dalla strada provinciale, permette al
resto dei delinquenti di entrare nel citato podere alle spalle della
basilica. Si procurano due scale e una trave prelevandole dal cantiere
dell'impresa che sta restaurando la scuderia e raggiungono la finestra
della sacrestia vecchia: segano le sbarre, entrano e portano a termine
il colpo, usando prudenza e cautela per staccare dalle cornici le
statuette e le formelle in modo da non danneggiarle". Il trittico viene
diviso in piccoli lotti in atttesa di essere immesso sul mercato
clandestino, un pezzo alla volta; fortunatamente questo progetto non
verrà attuato, grazie all'intervento dei carabinieri che ritrovano il
capolavoro. C'è però una nota dolente: da un primo esame delle formelle
e delle statuine, sembra che alcune abbiano subito lesioni tali da
richiedere l'immediato restauro. Il trittico di Baldassarre degli
Embriachi può tornare finalmente in una Certosa più sicura grazie
all'efficiente sistema d'allarme installato, per fare la felicità dei
monaci e degli Italiani tutti.
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