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Il furto del trittico (segue)

Ricostruiscono la dinamica del furto: "la notte tra il 21 e il 22 agosto '84 un ladro scavalca le mura di cinta e, scassinando dall'interno la serratura del portone che delimita l'accesso all'azienda agricola dalla strada provinciale, permette al resto dei delinquenti di entrare nel citato podere alle spalle della basilica. Si procurano due scale e una trave prelevandole dal cantiere dell'impresa che sta restaurando la scuderia e raggiungono la finestra della sacrestia vecchia: segano le sbarre, entrano e portano a termine il colpo, usando prudenza e cautela per staccare dalle cornici le statuette e le formelle in modo da non danneggiarle". Il trittico viene diviso in piccoli lotti in attesa di essere immesso sul mercato clandestino, un pezzo alla volta; fortunatamente questo progetto non verrà attuato, grazie all'intervento dei carabinieri che ritrovano il capolavoro. C'è però una nota dolente: da un primo esame delle formelle e delle statuine, sembra che alcune abbiano subito lesioni tali da richiedere l'immediato restauro. Il trittico di Baldassarre degli Embriachi può tornare finalmente in una Certosa più sicura grazie all'efficiente sistema d'allarme installato, per fare la felicità dei monaci e degli Italiani tutti.


La salma del duce alla Certosa

12 agosto 1946: la salma di Benito Mussolini è ritrovata nella Certosa, avvolta in due sacchi di tela gommata, chiusa in un baule di legno. Il trafugamento del cadavere del Duce, avvenuto alcuni mesi prima per iniziativa di nostalgici neo-fascisti, appartiene ad una cronaca falsata dagli interessi e dal malcostume dei partiti politici di allora. A farne le spese sono i monaci francescani
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padre Parini e padre Zucca, i quali non hanno avuto alcun ruolo nelle operazioni di trafugamento, accettando a fatto compiuto di diventare i custodi di quei miseri resti per dare loro una nuova e legale sepoltura. La stampa chiama in causa anche i padri della Certosa accusandoli di aver occultato nel monastero il cadavere del Duce: la notizia del ritrovamento si sparge per Pavia immediatamente, suscitando sorpresa e vivace interesse (ma anche incredulità) presso la popolazione. La scomparsa della salma di Mussolini aveva provocato, tempo addietro, una giustificata impressione, gradatamente attenuatasi per le inconclusive indagini condotte. Ora, improvvisamente, la notizia riaccende nei cuori la curiosità e il desiderio di conoscere l'odissea dei resti del Duce. Questa è la ricostruzione degli avvenimenti data da padre Lamberto Heldens, all'epoca priore del monastero: "alle 13.30 di quel giorno entrò nella Certosa una macchina con a bordo padre Alberto Parini che consegnò al priore un baule svelandogli che conteneva la salma del Duce. Inoltre il frate gli mostrò una lettera firmata dal Questore di Milano, nella quale si consentiva che il corpo avesse una sepoltura cristiana in un luogo a tutti ignorato e si autorizzava padre Parini a depositarla provvisoriamente alla Certosa, da dove qualcuno della questura milanese l'avrebbe rilevata in serata. Sentendosi legalmente autorizzato, padre Lamberto acconsentì alla richiesta avanzatagli e fece portare il baule in una cella del parlatorio. Alle 19.45 tornò al monastero padre Parini accompagnato dal questore di Milano e da un medico: il funzionario chiese se fosse possibile far seppellire la salma nel cimitero dei monaci ma il priore rispose che era un privilegio riservato ai soli Certosini. A quel punto decisero che era meglio portar via il baule: lo caricarono sulla macchina al posto del sedile posteriore e partirono". Questo dimostra che il cadavere di Mussolini non fu ritovato nella Certosa come asserivano i giornali dell'epoca, ma più semplicemente vi rimase per circa sei ore.


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