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Gian Galeazzo Visconti
Gian Galeazzo Sforza, duca di Milano (Abbiategrasso, Milano 1469 - Pavia 1494). Succeduto al padre Galeazzo Maria all'età di sette anni (1476), fu posto sotto la tutela della madre Bona di Savoia. Nel 1481 lo zio Ludovico il Moro riusciva ad impadronirsi della reggenza, emarginando completamente il giovane duca, anche dopo che questi ebbe raggiunto la maggiore età. Del resto lo stesso Gian Galeazzo, gracile e malaticcio, sembrava accontentarsi della modesta parte cui lo zio lo aveva relegato.  A reagire fu soprattutto sua mo-
Portici e Abside
glie Isabella d'Aragona, sposata nel 1489 e insofferente della parte secondaria affidata alla corte di Pavia, dove risiedeva con il marito, rispetto alla corte milanese di Ludovico, in cui spadroneggiava la moglie di lui, Beatrice d'Este. Gian Galeazzo non ebbe perciò parte alcuna negli avvenimenti politici che portarono all'intervento in Italia di Carlo VIII re di Francia, alleato di Gian Galeazzo contro il re di Napoli, Alfonso II, e che gli fece visita a Pavia pochi giorni prima della sua morte.
Francesco I Sforza
Francesco I Sforza, duca di Milano (San Miniato, Pisa 1401 - Milano 1466). Figlio naturale di Muzio Attendolo Sforza, fin da giovanissimo acquistò fama di valente condottiero, e dopo la morte del padre (1424) fu uno dei capitani più contesi da tutti gli Stati italiani. Ambizioso e dotato di fine senso politico, perseguì un'azione politico-diplomatica tesa alla conquista di un proprio principato, attraverso l'esercizio delle armi: al soldo della regina Giovanna II di Napoli (fino al 1426) ne ottenne la Contea di Bari e dal papa Eugenio IV ebbe il titoli di marchese di Ancona (1433).
Panoramica
Ma fu al servizio di Filippo Maria Visconti, duca di Milano, che pose le basi della propria futura potenza, attraverso il matrimonio con la figlia naturale e unica erede del duca, Bianca Maria, che gli era stata promessa nel 1430. Timoroso del futuro genero, Filippo Maria Visconti rimandò il matrimonio fino al 1441 e durante questo periodo, Francesco I militò ora nel campo visconteo ora in quello veneto, con l'unico scrupolo di non infliggere sconfitte troppo severe al signore di Milano e di non compromettere definitivamente i rapporti con lui. Morto il Visconti (1447), dopo la breve vita delle Repubblica Ambrosiana, Francesco I, accolto come liberatore a Milano, fu proclamato duca (1450). Ottenuto il riconoscimento della propria signoria da tutti i grandi Stati italiani (pace di Lodi, 1454), attuò una politica di conciliazione e di equilibrio, sia all'interno del suo Stato sia nei rapporti con le altre signorie italiane e con gli Stati stranieri: la sua amicizia con il re di Francia Luigi XI gli procurò nel 1464 il possesso di Genova e Savona.
Ludovico il Moro
Ludovico Sforza, duca di Milano, detto il Moro (Vigevano, Pavia 1452 - Loches, Turenna 1508). Quarto figlio di Francesco Sforza e di Bianca Maria Visconti, alla morte del fratello Galeazzo Maria (1476), al quale era succeduto il figlio Gian Galeazzo, prese a intrigare, insieme con i fratelli Ascanio e Sforza Maria, contro il nipote, fanciullo di sette anni, affidato alla tutela della madre Bona di Savoia e del consigliere Cicco Simonetta. Esiliato con i fratelli nel 1477, dopo alcuni complotti falliti, ottenne appoggi da vari signori e, soprattutto, dal re di Napoli Ferdinando I d'Aragona. Nel 1478, rimasto unico
Panoramica
rivale del duca legittimo dopo la morte di Sforza Maria e la nomina di Ascanio a vescovo di Pavia, muovendo da Pisa occupò Genova che si era da poco ribellata a Milano, minacciando di marciare sulla città lombarda. Sotto la minaccia delle armi, ottenne di essere nominato reggente (1480) e, assunto il potere, si sbarazzò rapidamente di tutti i possibili rivali; confinò Bona ad Abbiategrasso e Gian Galeazzo a Pavia, allontanò Ascanio che divenne vescovo di Ferrara e mandò a morte Cicco Simonetta e numerosi nobili, fra cui Roberto Sanseverino, le cui truppe avevano fornito un aiuto decisivo a Ludovico nella sua ascesa. Si dedicò quindi a consolidare il suo potere e la sua autorità in Italia: condusse una campagna contro Venezia, che mirava ad ampliare i suoi possessi in Lombardia, costringendola a desistere (1484); intervenne in aiuto del re di Napoli minacciato da una ribellione di baroni (1485-86); mantenne nell'orbita milanese la città di Forlì, cui miravano i Fiorentini; rioccupò Genova (1487). Nella sua politica espansionistica, poteva contare sull'appoggio di papa Alessandro VI, eletto grazie agli intrighi del fratello Ascanio, e sull'alleanza con Ferdinando re di Napoli, sancita dal matrimonio della figlia di questi, Isabella, con Gian Galeazzo, duca titolare di Milano. Il matrimonio che, nelle intenzioni di Ludovico, avrebbe dovuto consolidare ulteriormente l'accordo, produsse l'effetto opposto, perché Ferdinando pretese un potere maggiore per il genero ed entrò in urto col reggente. Ludovico pensò allora di sbarazzarsi anche degli Aragonesi, appoggiando la spedizione che il re di Francia Carlo VIII preparava contro di essi. La morte di Gian Galeazzo (1494) gli consentì di essere riconosciuto legittimo duca dall'imperatore Massimiliano, mentre il re di Francia giungeva in Italia, proseguendo fino a Napoli. Preoccupato per le mire del duca d'Orléans sul ducato milanese Ludovico ruppe l'alleanza, schierandosi a fianco della lega degli Stati italiani contro i Francesi (1495), che dovettero rientrare in patria. Nel 1498, salì sul trono francese Luigi d'Orléans (Luigi XII) che riprese la politica espansionistica verso l'Italia, invadendo la Lombardia, d'intesa coi Veneziani; Ludovico dovette fuggire e si rifugiò a Innsbruck (1499), da dove tentò inutilmente, l'anno successivo, di rioccupare il ducato. Tradito dai mercenari svizzeri e fatto prigioniero dai Francesi, fu rinchiuso nel castello di Loches, dove rimase fino alla morte. Intelligente e ambizioso, dotato di grande abilità diplomatica, Ludovico rese Milano il ducato più potente della penisola. Grande mecenate, anche per influsso della moglie Beatrice d'Este, chiamò alla sua corte vari artisti, tra cui Leonardo e Bramante, e favorì la costruzione di grandiose opere d'arte, fra cui Santa Maria delle Grazie a Milano e la Certosa di Pavia.


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