FESTIVAL DEI DIRITTI GIUGNO:
il diritto di essere diversi
Mercoledi 18/06/08 alle ore 21.00 presso Sala Corallo/Ritz - via Bossolaro - Pavia.
Proiezione film: Lettere dal Sahara
di Vittorio De Seta
Regia Vittorio de Seta, sceneggiatura Vittorio de Seta, fotografia Antonio Grambone, montaggio Marzia Mete, musica Fabio Tronco, interpreti Djbril Kebe, Paola Ajmone Rondo, Stefano Saccotelli, Madawass Kebe, Fifi Cisse, Tihierno Ndiaye, Luca Barbeni, prodotto da Donatella Palermo per A.S.P. e Metafilm, con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, origine Italia 2006, durata 123.
Assane viene dal Senegal. E arrivato in Italia attraverso un viaggio terribile su uno di quei barconi precari. Durante la traversata un amico è morto. Ora, in un porto del Sud Italia, sta per essere rispedito a casa. Decide di rischiare e scappa. Qui comincia la sua avventura attraverso un paese contraddittorio, dove troverà sfruttamento, povertà, razzismo, ma anche sincera tolleranza, piccole istituzioni che cercano di aiutare gli altri, qualche connazionale integrato. Deciderà alla fine di tornare in Senegal, nonostante il permesso di soggiorno ottenuto, per prendere tempo e schiarire i molti dubbi.
Uno dei nostri grandi documentaristi torna al cinema dopo decenni di silenzio e dirige, alla veneranda età di 83 anni, un film fresco e innocente su uno dei temi più scottanti degli ultimi tempi: limmigrazione clandestina. Il regista riprende il linguaggio usato nel suo capolavoro Banditi a Orgosolo, mischiando documentario e fiction totalmente, e crea un racconto di formazione che, per la prima volta forse, tratta limmigrazione dal punto di vista del clandestino, mostrandone la maturazione attraverso il tortuoso percorso reale e interiore. Conosciamo così da vicino Assane, ci identifichiamo con lui- e con il bravo attore protagonista. Gli usi, le abitudini, la cultura e lo scontro con un nuovo mondo a volte terribile diventano un racconto coinvolgente che apre squarci inediti sulla realtà italiana. Lautore rischia dal punto di vista formale, poiché non sceglie di evidenziare i dubbi che possono esserci nel raccontare di una civiltà così diversa dalla nostra (De Seta non è senegalese), né cerca nuove sperimentazioni e/o linguaggi per avvicinarsi alle varie sfaccettature del reale e al suo rapporto con la cultura (ricordiamo, ad esempio, Rouch o Van der Keuken). Sceglie invece il racconto classico, ove ciò che conta è limpressione di realtà e il coinvolgimento emotivo, rischiando chiaramente lingenuità, la quale, al contrario, diviene il punto forte del film, intesa come posizione etica chiara e pura. Lautore non vuole lasciare dubbi sul giudizio morale di noi spettatori, ma solo su quello del protagonista tornato in Senegal dubbioso e spaventato (forse la parte migliore del film). Uno sguardo per nulla malizioso ci racconta la sincera rabbia contro lItalia imbecille e ignorante, e la sensibilità verso chi prova, nel nostro paese, ad aprirsi. Una tesi che non lascia dubbi, prendere o lasciare. Didascalico, nel senso alto del termine, da proiettare nelle scuole. Il titolo è lo stesso di un libro di Alberto Moravia dei primi anni ottanta.
Stai navigando in:
Ambiente e territorio
Torna indietro