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Cinema sotto le stelle: Racconti da Stoccolma

Martedì 8 luglio 2008
RACCONTI DA STOCCOLMA (När mörkret faller) di Anders Nilsson

Interpreti: Oldoz Javidi, Lia Boysen, Reuben Sallmander, Per Graffman, Bibi Andersson, Bahar Pars, Mina Azarian
Cesar Sarachu, Peter Engman, Annika Hallin, Nisti Stêrk
Durata 133'
Origine Germania, Svezia 2006.





Quando scende la notte la civilissima Svezia si scopre intollerante e violenta. Dentro le case e fuori, per strada, esplode l'odio incontrollato di padri, mariti, fratelli, compagni di lavoro. In una di queste notti si incrociano i destini di Leyla, figlia di una numerosa famiglia mediorientale, cresciuta secondo un rigido codice morale e religioso, Carina, madre generosa e giornalista di talento, umiliata dalle parole e dalle percosse di un marito meschino e geloso, e Aram, giovane proprietario di un locale, innamorato di uno degli uomini della sicurezza.

Con modi e tempi diversi, Leyla, Carina e Aram impareranno a difendersi e a reagire ai soprusi. Il mondo è duro con tutti coloro che cercano di adattarlo alle proprie esigenze e alle proprie inclinazioni invece di lasciarsi condizionare dai genitori, dai mariti, dai fratelli o dalla persona amata.
Ecco allora i delitti d'onore, le violenze domestiche i tentati omicidi.

Il regista scandinavo affronta per primo il problema della trasformazione in automi da parte di una religione ed una cultura grette ed egoiste, fondate sul culto della differenza, della gerarchizzazione e della divisione in rigide impermeabili categorie. Leyla e la sorella maggiore Nina non sono definite a partire dalla loro individualità, ma secondo legami di dipendenza all'interno della struttura familiare: sono figlie, sorelle e, se non verranno meno alle aspettative sociali e religiose sul ruolo che sono chiamate a ricoprire, saranno mogli.

In caso di fallo la donna assume una posizione di trasgressione nella comunità, trasgressione che provoca una rappresaglia, anche feroce, da parte del gruppo che si ritiene "offeso".

Lo schema concettuale non cambia per Carina o per Arem, a cui vengono negate l'identità e la possibilità di essere, benchè "ai confini del paradiso", semplicemente felici.

Esistenze interrotte quelle di Leyla, Nina e Arem. Vite "chiuse in casa", che il regista osserva al microscopio (uno strumento di visione, non dimentichiamolo) e che ci restituisce mostrando i fatti, svelando e raccontando tanto, mai troppo. Lo sguardo diventa morale. Una violenza, un sopruso, un abuso non sono importanti in quanto eclatanti, diversi, emergenti, ma assumono valore proprio per la loro esemplare, routinaria, malata "normalità".
Una normalità che dovrà finire prima o poi se davvero vorremo definirci esseri umani.

Un messaggio perfettamente compreso da un'istituzione importante come Amnesty International che premia questo film, nel 2007, come miglior opera al Festival Internazionale del Cinema di Berlino.

Aggiornato il 07/07/2008 09:52:28