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LA NITTICORA (Nycticorax
nycticorax)
E' un piccolo e tozzo airone
(61 x 112 cm), comunissimo in tutta la Pianura Padana. Il collo e le parti
inferiori sono bianche, il dorso e la testa neri, mentre le ali sono grigie
con riflessi azzurrognoli. Notevoli le due lunghe piume filiformi bianche,
poste dietro la nuca, che vengono erette dall'uccello quando è fortemente
irritato; il collo nel volo è raccolto e non forma quindi la tipica S
di tutti gli altri aironi. La nitticora nidifica in boschi naturali di
media altezza (10-20 m), composti generalmente da ontani e salici e posti
in prosimità distagni e corsi d'acqua. Il nido viene costruito con rametti
intrecciati e posto sulle biforcazioni più alte. La nidificazione inizia
verso la fine di marzo e si estendefino a luglio; la femmina depone da
3 a 5 uova di color azzurrino, che si schiudono dopo circa 20 giorni.
I piccoli abbandonano il nido verso i 30 giorni e sono in grado di volare
a 40 giorni di età. La specie, per la ricerca del cibo, frequenta nelle
nostre zone soprattutto le risaie, tanto che la si potrebbe considerare
tipica delle coltivazioni. E' infatti estremamente facile poter vedere
anche di giorno, durante il periodo della riproduzione, grosse concentrazioni
di uccelli che pescano in questi specchi d'acqua; dobbiamo tuttavia osservare
che le risaie sono dopotutto delle paludi d'acqua dolce artificiali. E'
comunque ormai accertata una relazione di proporzionalità fra estensione
di campagne coltivate a riso e numero di questi animali, che sono infatti
concentrati nelle tre province più risicole d'Italia: Vercelli, Novara
e Pavia. Il nutrimento è costituito, come per gli altri ardeidi, da anfibi,
pesci, insetti, crostacei e, occasionalmente, da piccoli mammiferi.
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L'AIRONE CENERINO (Ardea
cinerea)
E' l'airone più grande presente
nel Parco (91 cm di lunghezza per un'apertura alare di 170 cm). Il piumaggio
è di colore grigio picchiettato di macchie nere all'attaccatura dell ali
e sulla coda; le parti inferiori sono invece biancastre; dietro la nuca
sono presenti 2 penne filiformi che vengono erette nei momenti di eccitazione.
Il volo è lento e le ali sono tenute ad arco. Gli alberi prescelti per
la nidificazione sono in genere molto alti e il nido (assai voluminoso)
è quindi difficilmente accessibile. La nidificazione inizia verso febbraio,
prima degli altri aironi, dato che la specie è parzialmente stazionaria
in Italia. La femmina depone da 3 a 5 uova di color azzurro-verdognolo
che vengono covatea turno dai genitori per 25-28 giorni. I piccoli alla
nascita sono coperti da scarso piumino e sono del tutto inetti; i genitori
li imbeccano solo nei primi giorni, in seguito lasciano loro il cibo nel
nido. A circa due mesi di età i giovani imparano a volare e verso luglio
si disperdono in tutte le direzioni. Il cibo è costituito da rane, girini
e pesci; ma anche mammiferi e rettili vengono predati con una certa frequenza.
Nel Parco esiste una sola garzaia (presente dal 1930) composta esclusivamente
da aironi cenerini; è situata in una Riserva Integrale in riva sinistra
del Ticino, nei pressi del Ponte di Bereguardo. Ivi sono presenti, per
tutto l'anno, circa una trentina di coppie; i nidi sono posti su querce
e pioppi, a circa 15-30 m di altezza, il terreno circostante è paludoso
e percorso da alcuni corsi d'acqua. E' estremamente importante che questa
residua area di vegetazione naturale di alto fusto sia tutelata molto
rigorosamente, se vorremo ancora ammirare il volo maestoso dell'airone
cenerino.
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LA POIANA (Buteo
buteo)
E' probabilmente il rapace
diurno più diffuso nelle nostre zone. In ogni stagione è possibile vedere
la sua sagoma inconfondibile volteggiare lentamente per ore sopra la campagna,
precipitandosi improvvisamente verso terra resentando le cime degli alberi
per poi risalire nuovamente verso il cielo. Di dimensioni notevoli (53
cm), questo robusto uccello da preda presenta un piumaggio di colore generale
bruno-scuro sul dorso, mentre il petto e le parti inferiori sono biancastre
barrate di marrone. Il volo è maestoso, ma pesante con ampie spirali ascendenti.
Pur nidificando solitamente in boschi e boschetti, su alberi anche molto
alti, la poiana mostra una preferenza spiccata per le zone aperte, dove
il bosco cede alle coltivazioni, le quali sono normalmente più frequentate
dagli animali di cui essa si nutre. Verso aprile la poiana costruisce
il suo nido adoperando dei rami e imbottisce l'interno con foglie, muschio
e peli, continuando ad aggiustare i bordi con fuscelli e altro materiale
per tutta la durata della cova. I due genitori covano da 2 a 4 uova bianco-azzurrine
alternandosi per 28-31 giorni; normalmente è la sola femmina che si occupa
dell'allevamento dei piccoli, distribuendo loro la preda portata dal maschio;
questo comincerà a nutrire i figli a sua volta solo più tardi. Questo
rapace si nutre essenzialmente di topi, ratti e arvicole, ma può predare
occosionalmente anche piccoli uccelli, qualche rettile , grossi insetti.
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IL NIBBIO BRUNO
(Milvus migrans)
E' ancora abbastanza comune
nella Valle: nelle giornate estive è infatti possibile vedere in volo,
alto sul fiume questo grosso uccello scuro (57 cm). Il piumaggio è appunto
bruno scuro sulle parti superiori, più rossiccio su quelle inferiori.
La coda è solo brevemente biforcuta e può sembrare dritta in volo; i sessi
sono simili. Per la nidificazione il nibbio bruno sceglie solo gli alberi
più alti, in boschi tranquilli lontano dalle zone frequentate dall'uomo.
La riproduzione ha luogo tra aprile e maggio; nel nido, costruito con
rametti. bastoncini, muschio ed erbe (ma spesso vengono utilizzati i nidi
abbandonati da cornacchie ed aironi), la femmina depone 2 o 3 uova bianche
chiazzate di marrone. queste vengono covate da entrambi i gienitori per
circa 38 giorni; i piccoli sono accuditi ancora per circa 40 giorni durante
i quali imparano a volare e a cacciare: Il volo, che è molto leggero,
con lunghe planate e lunghi battiti d'ala, ricopre un ruolo fondamentale
nella caccia; generalmente il nibbio bruno si libera a notevole altezza,
descrivendo ampi cerchi; l'avvistamento di una preda provoca brevi arresti,
cui seguono veloci picchiate. L'alimentazione è costituita da pesci vivi
o morti, che il nibbio cattura sfiorando l'acqua in volo, piccoli mammiferi,
uccelli, serpenti, rane e invertebrati. A differenza di altri consimili,
questa specie è anche riuscita ad adattarsi ai mutamenti ambientali, traendo
buoni vantaggi dalla presenza delle discariche di rifiuti, nelle qualio
trova carogne di animali o preda grossi topi.
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IL MARTIN
PESCATORE (Alcedo atthis)
La caratteristica più immediata
di questo piccolo uccello (17 cm), appartenente alla famiglia degli Alcedinidi,
è lo splendore del suo piumaggio: poche altre specie delle regioni temperate
possono competere con il martin pescatore per la vivacità dei colori:
blu-cobalto sul dorso, che può diventare verde-smeraldo a seconda della
rifrazione della luce, e arancio-cannella sul ventre; la gola è bianca
e le zampe sono di un brillante rosso corallo. Il corpo è raccolto, la
testa è grande e provvista di un lungo becco appiattito a forma di daga,
conformazione particolarmente favorevole alla pesca. Il volo è basso con
battiti d'ala frequentissimi. Il martin pescatore ha abitudini solitarie
e preferisce installarsi sulle rive dei fiumi a corso lento dove esistano
scarpate sabbiose e verticali, nelle quali scava col becco gallerie profonde
da 60 cm a 1 m. Il fonjdo del cunicolo è allargato in modo da formare
una specie di stanza completamente nuda, dove la femmina depone le uova,
da 6 a 10, di colore bianco o leggermente rosate. Nel corso dell'anno
possono verificarsi 2-3 covate (aprile, luglio, agosto). I genitori si
alternano nella cova che dura circa 20 giorni; dopo 4 settimane i piccoli
sono ormai in grado di cavarsela da soli. Il cibo è rappresentato in massima
parte da piccoli pesci e altri organismi acquatici. La tecnica di pesca
del martin pescatore è estremamente perfezionata: nel corso dei radenti
voli di ricognizione sull'acqua, l'uccello spesso si ferma e resta praticamente
immobile nell'aria, battendo le ali con una frequenza eccezionale. Quando
avvista una preda si tuffa a capo in avanti nell'acqua e afferra il pesce
volando letteralmente sotto la superficie. La preda viene poi uccisa battendola
contro una pietra in località fisse, riconoscibili per il gran numero
di squame presenti, e inghiottita sempre per la testa in modo da impedire
che le pinne, aprendosi, possano soffocare l'uccello.
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IL BECCACCINO (Gallinago
gallinago)
Di piccole dimensioni (lunghezza
27 cm), è inconfondibile per il lungo becco e la colorazione del dorso,
molto scura, con evidenti striature; il ventre è invece quasi bianco.
Le zampe sono verdi. Tipico uccello palustre, il beccaccinosi è adattato
molto bene ad ambienti diversi, che hanno però in comune la presenza di
acqua e il suolo molle,in cui è possibile affondare agevolmente il becco
per la ricerca del cibo. Frequenta pertanto soprattutto le risaie, le
marcite, i campi di granturco dopo il taglio, ma anche le rive dei fiumi,
le paludi vere e proprie, i bordi degli stagni. E' comunque un trampoliere
di zone aperte. Tipico il suo volo che, da principio saettante e irregolare
diventa poi lineare. Di solito dopo il frullo compie un certo tratto a
breve distanza da terra, per innalzarsi, solo in seguito, prendendo il
vento di petto. Se si alza in volo sotto l'incalzare di un pericolo, emette
una caratteristica vocalizzazione, paragonabile allo schiocco di un bacio.
La deposizione avviene da aprile in poi con 4 uova, che vengono covate
dalla femmina per circa 20 giorni. L'alimentazione è di origine animale
e di origine vegetale: accanto a vermi, coleotteri, larve di insetti compaiono
in molti casi semi di carex, polygonum ecc.
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LA PAVONCELLA (Vanellus
vanellus)
E' un uccello di medie dimensioni
(32 cm). Il piummaggio è colorato in modo caratteristico di nero con riflessi
verdi nelle parti superiori e di bianco in quelle inferiori; inconfondibile
è il ciuffo sul capo, formato da alcune lunghe penne. Le zampe sono rosate.
I giovani sono più snelli, con parti superiori e capo più chiari e ciuffo
molto corto. Laq pavoncella frequenta essenzialmente la campagna coltivata,
soprattutto i campi arati, dove può trovare facilmente il cibo necessario,
prati e marcite, comunque sempre zone aperte.Le marcite vengono utilizzate
quando è presente la neve o il ghiaccio; infatti l'acqua d'irrigazione,
sempre corrente, mantiene libero il terreno e permette agli animali di
alimentarsi. Il periodo riproduttivo inizia alla fine di marzo. Per la
nidificazione vengono utilizzati in particolar modo i campi di granturco,
nei quali viene costruito un nido consistente in una depressione del terreno,
ricoperta con pochissimi frammenti di vegetali. Loe uova deposte sono
di solito in numero di 4, di colore grigio oliva, macchiettate e variegate
di nero, e vengono covate da entrambi i genitori per 24-29 giorni, dopo
di che si disperdono. L'alimentazione è costituita per lo più da animali:
vermi, insetti e molluschi, in parte anche da vegetali
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LA GALLINELLA D'ACQUA
(Gallinula chloropus)
La gallinella (lunghezza 32-35
cm) ha corporatura tozza e ali arrotondate; il piumeggio è bruno oliva
sul dorso e nelle parti superiori e grigio ardesia sui fianchi e sul ventre.
Negli adulti sono molto visibili delle strie bianche sui fianchi e il
sottocoda pure bianco. Il becco è rosso con la punta gialla e la placca
frontale rossa. Nei giovani il becco e la placca frontale sono verdastri.
Le zampe non hanno palmatura. La gallinella d'acqua vola raramente e solo
in situazioni di emergenza per sfuggire il pericolo; generalmente di alza
di poco dal suolo e si rifugia velocemente nel nascondiglio più vicino.
Per spostarsi cammina o nuota con un caratteristico movimento ritmico
del capo. Si tuffa solo per sfuggire il pericolo. La voce è un suono breve
e aspro emesso a piccoli intervalli in ogni stagione dell'anno. Le gallinelle
d'acqua si possono osservare in gruppi numerosi per tutto il giorno ma
in particolar modo all'imbrunire, quando escono dai rifugi per alimentarsi.
Pur essendo un animale originariamente tipico dell'ambiente palustre,
per la sua facile adattabilità a tutte le zone dove siano presenti dei
corsi d'acqua, ha colosizzato anche la campagna coltivata dove trova,
oltre a una buona protezione, anche grandi quantità di cibo facilmente
reperibile. Il nido può infatti essere costruito sia nei canneti degli
stagni, sia nella vegetazione delle rive dei fossi e dei piccoli corsi
d'acqua, sia lungo i fiumi. L'alimentazione è quanto mai varia. Gran parte
del cibo è costituito da vegetali: erbe, germogli, fogòie e semi di diverse
piante acquatiche e di alcuni cereali come riso e frumento. La parte animale
è costituita da organismi acquatici: lombrichi, chiocciolee girini. Il
cibo è ricercato sul territorio e sulla superficie dell'acqua.
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IL FAGIANO (Phasianus
colchicus)
E' il galliforme di dimensioni
maggiore presente nel Parco: il maschio può arrivare fino a 1500 gr e
la femmina intorno ai 900 gr. Caratteristica di entrambi i sessi è la
coda lunga e appuntita e le ali corte e arrotondate. Il maschio è vivacemente
colorato mentre la femmina ha colori smorti sul marrone screziato. E'
praticamente impossibile confondere il fagiano con qualsiasi altro uccello.
Molto versatile quanto ad adattabilità, si è ambientato molto bene nella
campagna coltivata, trovando buone condizioni di vita nelle distese di
granturco e nelle risaie asciutte. Vive molto bene anche nel bosco, sempre
però in vicinanzadei coltivi, dove può trovare in ogni periodo dell'anno
abbondanza di cibo. Gli accoppiamenti avvengono nel mese di marzo e tra
la fine di marzo e la metà di aprile inizia la deposizione. Il nido viene
costruito a terra negli incolti, nei campi coltivati e nei prati, di preferenza
nelle siepi e nei cespugli al margine dei boschi. E' la femmina che si
accupa della costruzione, della cova delle uova e dell'allevamento della
prole. Le uova deposte sono in numero variabile da 10 a 20 e si schiudono
dopo 23-25 giorni. Le schiuse in condizioni normali avvengono nella prima
quindicina di giugno; se il nido viene distrutto, la femmina ne costruisce
un altro, deponendo però un minor numero di uova. I giovani divengono
ben presto indipendenti, ma rimangono insieme per tutta l'estate fino
agli inizi dell'autunno. Per quanto riguarda l'alimentazione il fagiano
si può definire onnivoro, sebbene alla base della sua dieta vi siano i
semi di diverse piante, soprattutto di graminee selvatiche e cereali coltivati;
anche i frutti di bosco, come ad esempio le more, hanno na certa importanza
nella dieta. Gli insetti e altri piccoli invertebrati vengono consumati
in gran numero durante la crescita dei giovani. Alcune volte può predare
i nidi e i piccoli mammiferi.
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